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Il 1700

Gli animi accesi da tante controversie si erano un poco ricomposti, ormai anche quelli di Castelletto erano riusciti a salvare la loro chiesa e tutti erano soddisfatti.

Ma la tregua si ruppe di nuovo quando si parlò di fabbricare il cimitero vicino alla chiesa nuova, dove ora è la chiesa di S. Luigi. Furono quelli di Castelletto ad apporsi perché dicevano che c'era già il cimitero sul sagrato di S. Lorenzo, e volevano che quello servisse per tutto il paese. Essi, tramite il loro deputato alla costruzione, chiesero che fosse presentata alla popolazione la situazione finanziaria della parrocchia e della fabbrica del nuovo cimitero, con la speranza di trovarvi un grosso deficit e di fare perciò sospendere i lavori. Ma tutto fu inutile; la situazione finanziaria era buona e l'opera fu portata a termine. Il primo ad esservi sepolto fu un certo Giuseppe Magni, morto il 9 marzo 1770.

L'anno dopo morì Don Carlo Mazzoleni di Castelletto, che tanto si era adoperato per la fabbrica della chiesa. Volle essere sepolto nel nuovo cimitero; anche Don Antonio Gambirasi, pure di Castelletto, volle essere sepolto vicino alla parrocchia. Nel frattempo il parroco ottenne di convertire la vecchia chiesa di S. Andrea in casa parrocchiale e ricevette in dono, per il beneficio, un chiericato di S. Giovanni in Cittadella consistente in 195 pertiche di terreno tutte entro il confine di Suisio.

Nel 1768 i capi famiglia di Piazza Amata si radunarono per decidere sul rifacimento del campanile che era cadente e per la fusione di una campana, e dopo tre anni il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione, sul campanile squillò festosamente la nuova campana. Anche quelli di Castelletto decisero di arricchire la loro chiesa di un concerto di tre campane, del peso di 7 quintali. Le fecero fondere da Domenico Morella di Bergamo e oggi, dopo due secoli, ci fanno sentire ancora la loro voce argentina.

Il 10 luglio del 1774 successe un fatto doloroso e strano: durante un furioso temporale un fulmine entrando dalla porta della chiesa di S. Andrea distrusse l'immagine di S. Lorenzo e di S. Andrea dipinti ai lati della Madonna su un affresco che stava sopra la porta stessa, lasciando intatta l'immagine della Madonna, poi passò in chiesa ed usci dalla finestra della sacrestia dopo avere colpito a morte il sacrista Francesco Previtali che stava suonando per i popolani.

 

Testi e foto tratti da: SUISIO Appunti di Storia - Burgo Editore